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Il lascito creativo che Giuseppe Panzella, con la sua arte duttile, discreta, variopinta e intensa ci concede è una fruizione che sembra distesa  su di un velluto sonoro, carezzevole e mai scontato; un velluto che non si edulcora  nel sentimentalismo, perchè diffonde nel suo procedere armonico la placata vertigine del sentimento puro, quello irripetibile a parole.

Lo spazio musicale che egli frequenta è come un versante onirico, ove l'artista sogna ed elabora simultaneamente contesti melodici intrisi di ricerca espressiva e li propone, oltre che al pubblico, innanzitutto al suo destino.
Quel destino che sembra, dal suo imminente congedo alla vita, prospettarsi tutto in fasci di sonorità fluttuanti, carezzevoli e variegate, nel cui scenario pare rivelarsi la dimora originaria a cui è votata l'anima creativa dell'artista..
Il genio ispirato che ritrova se medesimo e, con il suo io profondo, traccia le linee del suo esito ultimo, quello imminente al termine della sua esistenza specifica e quello immerso nella metafisica del suono, lascia il mondo come un Giano bifronte, con una parte di sé che dipinge, nell'armonia, l'eleganza del suo addio, e con l'altra lo attraversa e lo supera.
"Sussongs" è come la scena in cui avviene questo atto, in cui, in una sorta di "bazar" di stili, che spaziano dal Jazz alla Fusion, le note della sua creazione vengono portate nello spazio di una bellezza a lui complice, una bellezza che elabora se stessa e si afferma cercando ospitalità nel ricordo dei cuori, congiunti e non, affinché la memoria non dimentichi e simultaneamente intraveda la dimensione oltremondana da cui queste composizioni sembrano scaturite.
"Ora il silenzio cede una parte di sé", così si canta nell'ultimo brano, fino a giungere "al tempo di un abbraccio che fine non ha".
La parte di sé che il silenzio cede, sembra rivolgersi a quell'abbraccio che vuol convertire la relatività del tempo quotidiano nella fioritura del tempo universale, il tempo senza inizio né fine, quel tempo che, in Sussongs, viene presentato, in un raffinato crogiolo di stili, come Testamento ultimo e "poesia sonora" dell'artista tragicamente scomparso.

[Torino, 30/03/2006 Antonello de Vita]

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